{"id":13003,"date":"2018-11-28T15:00:44","date_gmt":"2018-11-28T13:00:44","guid":{"rendered":"http:\/\/culturesconnection.com\/?p=13003"},"modified":"2020-08-10T12:12:30","modified_gmt":"2020-08-10T11:12:30","slug":"nelle-zone-di-guerra-gli-interpreti-sono-dei-paria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/culturesconnection.com\/it\/2018\/11\/28\/nelle-zone-di-guerra-gli-interpreti-sono-dei-paria\/","title":{"rendered":"\u201cNelle zone di guerra, gli interpreti sono dei paria\u201d"},"content":{"rendered":"<p><b>Mancanza di protezione,<\/b> <b>persecuzioni, morte. Eduardo Kahane, membro dell\u2019Associazione Internazionale Interpreti di Conferenza, ha parlato con Cultures Connection delle difficolt\u00e0 che affrontano gli interpreti che lavorano nelle zone di guerra.<\/b><!--more--><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">\u201cPenso che la mia vita l\u00ec sia finita\u201d racconta con un sospiro nel documentario <\/span><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=k7k1XJcDpV4&amp;t=1183s\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><i><span style=\"font-weight: 400;\">The Interpreters<\/span><\/i><\/a><span style=\"font-weight: 400;\"> uno degli interpreti che lavor\u00f2 per le forze militari statunitensi durante la guerra in Afghanistan e che riusc\u00ec a scappare in Grecia per evitare la cattura da parte dei talebani. Ed \u00e8 stato fortunato. Non ha un permesso di soggiorno per l\u2019Europa e nemmeno una protezione da parte del governo degli Stati Uniti dopo che le loro truppe abbandonarono il territorio asiatico, ma molti dei suoi colleghi nella stessa situazione non sono riusciti a scappare: trascorrono le loro giornate nascosti e convivono con delle costanti minacce di morte.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Eduardo Kahane, nato a Montevideo nel 1944, afferma che \u00e8 cos\u00ec che vivono molti interpreti nelle zone di conflitto. Interprete e membro dell\u2019<a href=\"https:\/\/aiic.net\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Associazione Internazionale Interpreti di Conferenza<\/a> (AIIC) dal 1973, Kahane \u00e8 autore di una serie di articoli critici che hanno aperto in seno all\u2019AIIC un dibattito sulla professione nelle zone di conflitto e portato nel 2008 alla formazione di una Commissione che si impegna per migliorare le condizioni di lavoro e la sicurezza di questi colleghi.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">Oggi l\u2019AIIC, assieme alla <a href=\"https:\/\/www.fit-ift.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Federazione Internazionale dei Traduttori<\/a>, alla <a href=\"https:\/\/red-t.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Red T<\/a>, alla <a href=\"https:\/\/criticallink.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Critical Link International<\/a> e all\u2019<a href=\"https:\/\/wasli.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Associazione Mondiale degli Interpreti di Lingua dei Segni<\/a>, cerca di dare visibilit\u00e0 internazionale a questa problematica. \u00a0Nel 2010 sono riusciti ad ottenere una risoluzione del Consiglio d\u2019Europa a sostegno della protezione degli interpreti nelle zone di conflitto e ora cercano di <a href=\"https:\/\/www.change.org\/p\/urge-the-un-to-protect-translators-and-interpreters-worldwide\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">ottenerne una analoga<\/a> dalle Nazioni Unite.<\/span><\/p>\n<h2><b>&#8211; \u00c8 la prima volta che l\u2019Associazione si occupa di questo problema?<\/b><\/h2>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">&#8211; Prima non c\u2019era percezione del problema in quanto non esistevano le situazioni di conflitto gravi che sono apparse a partire del 2007, quando i talebani hanno iniziato a rapire i giornalisti. Richiamai l\u2019attenzione dell\u2019Associazione sul problema quando venne rapito un giornalista italiano de <\/span><i><span style=\"font-weight: 400;\">La Repubblica<\/span><\/i><span style=\"font-weight: 400;\">, Daniele Mastrogiacomo, evento che port\u00f2 a un grande mobilitazione pubblica, sostenuta da tutti i giornalisti, per chiedere il suo rilascio. E mentre vedevo i giornalisti scendere in strada per il loro collega, notai che per quanto riguardava l\u2019interprete e l\u2019autista che lo accompagnavano, anche loro rapiti, la nostra Associazione non era neanche a conoscenza degli abusi subiti dagli interpreti. La societ\u00e0 non ne sapeva nulla e furono i giornalisti stessi a richiamare l\u2019attenzione su di loro.<\/span><\/p>\n<h2><b>&#8211; Quali sono i problemi pi\u00f9 gravi di cui sono vittime gli interpreti nelle zone di conflitto?<\/b><\/h2>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">&#8211; La loro \u00e8 una situazione complicata perch\u00e9, quando partecipano a una riunione tra due comunit\u00e0 in conflitto, una parte identifica l\u2019interprete come membro dell&#8217;altra, che l\u2019ha ingaggiato. Il suo lavoro e la sua persona non vengono riconosciuti come neutrali. In generale, si tratta di interpreti senza alcun titolo, persone che sanno due lingue ma vivono in zone in cui non esiste formazione alla professione. \u00a0Possono essere solo studenti universitari o tassisti, ma si trovano ad assumere una funzione sociale che in quel momento e in quel luogo \u00e8 indispensable. Sorgono anche altri problemi: se vengono attaccati, ad esempio, dovrebbero sapersi difendere; se per caso si trovano con un gruppo di militari europei o americani e lavorano con dei civili, devono decidere se indossare un\u2019uniforme, diventando bersagli facilmente identificabili. Tutti questi fattori li identificano come \u201cparte avversaria\u201d. Tutto questo si relaziona anche con le comunit\u00e0 locali. I talebani in Afghanistan, ad esempio, non volevano neanche essere visti dall\u2019Occidente, per questo qualsiasi comunicazione con un universo distinto veniva rifiutata.<\/span><\/p>\n<blockquote><p>Prima non c\u2019era percezione del problema in quanto non esistevano le situazioni di conflitto gravi che sono apparse a partire del 2007 quando i talebani hanno iniziato a rapire i giornalisti.<\/p><\/blockquote>\n<h2><b>&#8211; Perch\u00e9 i gruppi locali, come ad esempio i talebani a cui ha accennato, li identificano come nemici? \u00c8 dovuto al non conoscere il loro lavoro o agli interessi legati al contesto in cui lavorano?<\/b><\/h2>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">&#8211; Non c\u2019\u00e8 una concezione di interprete, del suo ruolo o delle sue funzioni, e la sua figura risulta incomprensibile. \u00a0Vedono una persona che svolge il ruolo di <a href=\"https:\/\/culturesconnection.com\/it\/i-nostri-servizi-di-interpretariato-di-trattativa\/\">intermediario<\/a> e, dato che \u00e8 arrivato come parte di un gruppo, la identificano come obiettivo senza pensarci due volte: \u00e8 un nemico e basta. \u00a0L\u2019ostilit\u00e0 si estende anche alla famiglia di questi interpreti, e la vita in societ\u00e0 diventa praticamente impossibile. Quando i gruppi militari abbandonano le zone assegnate diventano dei paria nelle zone di conflitto dove hanno lavorato e, ovviamente, sono esposti ad ogni genere di violenza da parte di chi vuole vendicarsi punendoli, anche se non sono i responsabili della situazione in cui si trovano.<\/span><\/p>\n<h2><b>&#8211; Esiste un registro degli interpreti feriti o morti sul lavoro?<\/b><\/h2>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">&#8211; No, e questa \u00e8 una delle nostre annose battaglie. Sono dati che bisogna andare a cercare, perch\u00e9 spesso appartengono agli eserciti nazionali o alle organizzazioni sociali e per questo non vengono pubblicati. Inoltre, quando gli interpreti restano dove sono sempre stati, spesso <a href=\"https:\/\/www.theguardian.com\/world\/video\/2018\/feb\/12\/frozen-out-the-us-interpreters-abandoned-on-europes-border\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">non \u00e8 possibile sapere quale sia stato<\/a> il loro destino. Non abbiamo dati esatti, anche se sarebbero importanti: ci sono interpreti scomparsi, assassinati, le cui famiglie versano in situazioni difficili. Il giorno in cui avremo un registro di tutte le persone coinvolte, sono certo che la gravit\u00e0 della situazione sar\u00e0 evidente.<\/span><\/p>\n<h2><b>&#8211; Un altro problema su cui richiama l\u2019attenzione sono le modalit\u00e0 di assunzione degli interpreti. Perch\u00e9?<\/b><\/h2>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">&#8211; Gli interpreti devono attenersi alle condizioni offerte dalle organizzazioni internazionali e umanitarie o dai mezzi di comunicazione. Non sanno quanto saranno pagati n\u00e9 quali sono i pericoli che affronteranno durante il lavoro perch\u00e9 il pi\u00f9 delle volte non conoscono il reale obiettivo delle missioni. Proprio per questo, preso atto della situazione, un gruppo \u00a0di organizzazioni non governative, di cui fanno parte l\u2019AIIC, la Red T e la Federazione Internazionale dei Traduttori, ha creato un <a href=\"https:\/\/aiic.net\/page\/3853\/aiic-red-t-and-fit-introduce-the-first-conflict-zone-field-guide\/lang\/1\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">manuale pratico<\/a> con una serie di raccomandazioni per gli interpreti e per chi li ingaggia, in modo da indicare delle norme minime che rendano possibile l\u2019esercizio della professione in condizioni accettabili, anche se in contesti precari.<\/span><\/p>\n<blockquote><p>Quando partecipano a una riunione tra due comunit\u00e0 in conflitto, una parte identifica l\u2019interprete come membro dell&#8217;altra che l\u2019ha ingaggiato.<\/p><\/blockquote>\n<h2><b>&#8211; Non c\u2019\u00e8 alcuna legislazione internazionale che li protegge?<\/b><\/h2>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">&#8211; Non c\u2019\u00e8 neanche un riconoscimento della professione dell\u2019interprete, per il quale si battono non solo gli interpreti nelle zone di conflitto ma anche gli interpreti in generale. \u00a0L\u2019AIIC cerca da anni di ottenere il riconoscimento di questo titolo all\u2019interno degli organismi delle Nazioni Unite ma finora non \u00e8 stato possibile. A poco a poco, stiamo cercando di diffondere una maggiore consapevolezza, innanzitutto, della professione in generale, e poi del bisogno di proteggere gli interpreti in Occidente da chi li vede responsabili della loro versione del discorso e da chi sostiene che \u00e8 possibile incriminarli, sanzionarli o perseguirli civilmente o penalmente. Non hanno alcuna difesa. Ora stiamo raccogliendo 50 mila firme per poter presentare alle Nazioni Unite una richiesta e ottenere il riconoscimento della situazione degli interpreti nelle zone di conflitto, assieme a una protezione per loro.<\/span><\/p>\n<h2><b>&#8211; \u00c8 stato molto critico nei confronti della situazione di invisibilit\u00e0 di questi interpreti all\u2019interno dell\u2019AIIC. Pensa che ci\u00f2 sia dovuto alla non conoscenza della situazione o a una visione elitaria della professione?<\/b><\/h2>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">&#8211; Credo che le due cose vadano di pari passo. Innanzitutto, non c\u2019erano informazioni. Inoltre, l\u2019AIIC nasce in un determinato contesto storico: dopo la Seconda Guerra Mondiale, con il processo di Norimberga e la creazione delle Nazioni Unite. Quindi si tratta di una professione esercitata in un determinato universo, allora come adesso. Quando la societ\u00e0 inizia a richiedere interpreti \u00a0in spazi diversi \u00e8 difficile, per chi ha svolto questo lavoro per 40 o 50 anni sempre allo stesso modo, prendere atto di questi cambiamenti. Quindi non sono critico nei confronti dell\u2019elitarismo. Quello che abbiamo fatto \u00e8 stato cercare di porre fine all\u2019invisibilit\u00e0 dei nuovi contesti in cui \u00e8 necessario un servizio di interpretazione. Non solo nelle zone di conflitto ma anche nel resto del mondo dove si trovano minoranze etniche o gruppi di immigrati in centri d\u2019accoglienza. La societ\u00e0 ne \u00e8 sempre pi\u00f9 consapevole e richiede servizi di interpretazione l\u00ec dove prima non c\u2019erano: nei commissariati, negli ospedali, nei centri d\u2019accoglienza. Si tratta di contesti che i professionisti, che finora avevano esercitato solo in circoli pi\u00f9 ristretti, devono riconoscere.<\/span><\/p>\n<blockquote><p>Il giorno in cui avremo un registro di tutte le persone coinvolte, sono certo che la gravit\u00e0 della situazione sar\u00e0 evidente.<\/p><\/blockquote>\n<h2><b>&#8211; Com\u2019\u00e8 cambiata la situazione degli interpreti dopo questa presa di coscienza?<\/b><\/h2>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">&#8211; Nel 2008 \u00e8 stato fatto un salto nel buio. Molti colleghi non sapevano di cosa stessimo parlando ed erano sconcertati, pensavano che la presa di coscienza non sarebbe stata possibile perch\u00e9 queste \u00a0nuove forme di interpretazione non potevano venire riconosciute. Invece le cose sono andate diversamente, la risoluzione dell\u2019Associazione \u00e8 stata approvata da una maggioranza schiacciante. A partire da quel momento si \u00e8 parlato della situazione nei nostri atti e nelle nostre pubblicazioni. Ci impegniamo per far s\u00ec che la situazione sia oggetto di negoziati con le organizzazioni internazionali in quanto \u00e8 un argomento di attualit\u00e0 a livello sociale e non sappiamo ancora come evolver\u00e0. Siamo di fronte a un cambiamento fondamentale che caratterizzer\u00e0 il futuro della nostra professione, perch\u00e9 la realt\u00e0 plasma nuove forme di interpretazione, come la comunicazione a distanza o l\u2019uso delle nuove tecnologie, e dunque un cambiamento di paradigma \u00e8 gi\u00e0 in atto.<\/span><\/p>\n<h2><b>&#8211; A suo parere, perch\u00e9 le organizzazioni internazionali per i diritti umani o le Nazioni Unite si astengono dal lanciare iniziative per proteggere gli interpreti, che sono spesso parte fondamentale del loro lavoro?<\/b><\/h2>\n<p><span style=\"font-weight: 400;\">&#8211; Quando si parla delle Nazioni Unite, si pensa all\u2019istituzione in senso globale, ma le Nazioni Unite seguono le indicazioni degli Stati. E se gli Stati non sono inclini a proteggere gli interpreti che hanno lavorato nelle zone di conflitto \u00e8 difficile che la posizione internazionale di uno di loro si discosti da quella generale, invitando a proteggerli. Quando un paese propone una posizione all\u2019ONU essa deve essere condivisa da tutti. In ogni paese, la percezione di questi interpreti e la loro potenziale accoglienza in qualit\u00e0 di rifugiati o persone protette non \u00e8 intesa allo stesso modo dalle diverse istanze. Ci sono ministeri con una visione pi\u00f9 aperta e altri con una pi\u00f9 chiusa. Presentando queste richieste alle Nazioni Unite vogliamo usare l\u2019istituzione come una piattaforma per porre il problema all\u2019attenzione della societ\u00e0 nel suo insieme.<\/span><\/p>\n<p>Traduzione in italiano: Mirko Altieri<\/p>\n<p>Scopri i nostri <a href=\"https:\/\/culturesconnection.com\/it\/i-nostri-servizi-di-interpretariato\/\">servizi di interpretariato<\/a>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mancanza di protezione, persecuzioni, morte. 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