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2021

Tradurre o non tradurre: L’esempio di Harry Potter

La traduzione letteraria può presentare delle sfide. Scopri 5 casi tratti dalla traduzione di Harry Potter in francese, di J.K. Rowling.

La traduzione letteraria porta con sé delle sfide che difficilmente si riscontrano nella traduzione legale o nella traduzione finanziaria, ad esempio. È il caso dei nomi propri. Dovrebbero essere tradotti oppure no? Scopri 5 casi tratti dalla traduzione francese di Harry Potter, di J.K. Rowling.

Quando tradurre? Il caso di Muggles e Hufflepuff

Il caso di «Muggles», «babbani» in italiano, è particolarmente interessante e illuminante. Il termine «Muggle», nel mondo di Harry Potter, fa riferimento a persone non dotate di poteri magici e che spesso ignorano l’esistenza del mondo dei maghi. «Moldu» è la traduzione francese di «Muggle». Muggle è un termine molto raro in inglese. Ne troviamo a malapena traccia in una commedia di Thomas Middleton dell’inizio del XVII secolo, ma in realtà non sappiamo cosa significhi. Pur apparendo in alcuni dialetti regionali, Muggle è fondamentalmente una parola priva di un significato chiaro o definito in inglese. Il traduttore, Jean-François Ménard, nel cercare una parola che avesse caratteristiche simili in francese, inventò «moldu»:

  • I «Muggles» sono «deboli», nel senso che mancano di qualcosa, vale a dire la capacità di produrre magia;
  • Il suono «moldu» ricorda il termine originale inglese.

La casa Hufflepuff (Tassorosso in italiano) d’altra parte, è stata tradotta letteralmente, o quasi. In francese, questa casa di Hogwarts si chiama «Poufsouffle». Questa formula viene utilizzata nella fiaba tradizionale dei tre porcellini quando il lupo abbatte le loro case (« sbufferò e sbufferò e soffierò via le vostre case»). Il traduttore ha voluto anche trasmettere il fatto che gli studenti di Hufflepuff avessero difficoltà a scuola e che facessero, per certi versi, fatica ad attenersi ai compiti richiesti. Da qui il termine «Hufflepuff».

Quando non tradurre? Dumbledore, Hagrid e Minerva

Jean-François Ménard ha deciso di lasciare alcuni nomi propri in lingua originale. In particolare, nel caso di Dumbledore, che in italiano è stato invece tradotto con Silente, Hagrid e Minerva (McGranitt in italiano). Perché proprio questi tre? Perché questi tre nomi compaiono nelle prime due pagine del ventesimo capitolo di un libro di Thomas Hardy intitolato Il sindaco di Castelbridge. Data l’origine comune di questi tre termini, il traduttore ha deciso di mantenerli. Menard stesso spiega perché:

  • Il termine «Dumbledore» si rifà in alcuni dialetti ai calabroni. Ménard, tuttavia, ritenendo il termine francese corrispondente piuttosto goffo, preferì mantenere l’originale, che richiama invece la curiosità del personaggio, che passa sempre di fiore in fiore.
  • «Hagrid», invece, fa riferimento a una persona infestata da incubi o spiriti maligni. Trovare un termine corrispondente in francese che fosse in grado di descrivere vividamente il personaggio sarebbe stata una sfida impossibile per il traduttore.
  • Minerva, uno dei due nomi della professoressa McGonagall, è, come tutti sanno, la dea della saggezza, della scienza e delle arti, ma anche della guerra. Qui più che altrove, è stato facile per il traduttore prendere una decisione: non solo il nome descrive perfettamente il personaggio, ma in aggiunta risulta trasparente anche per i lettori francesi.

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Questo articolo è stato scritto da Fabrice

Economista, linguista e investitore, Fabrice è il cofondatore di Cultures Connection, di cui è direttore operativo.