Cinque errori di traduzione legale

La storia la fanno le traduzioni: 5 errori che hanno lasciato il segno nella storia e che mostrano l’importanza di una traduzione di qualità.

Pochi sono gli ambiti professionali così delicati come quello della legge: il traduttore non ha alcun diritto di fare errori. Un’interpretazione errata può avere conseguenze che possono essere letteralmente catastrofiche. Cinque esempi di errori di traduzione legale.

1851: un trattato poco chiaro per le sorti di un’isola

Dopo tre anni di attacchi spagnoli, nel 1851 la Spagna e il sultanato di Sulu, nelle Filippine, firmarono un trattato di pace. A quanto pare l’agenzia di traduzione con cui lavorarono non si preoccupò molto delle sfide delle traduzioni legali… Ecco spiegato perché gli spagnoli se ne andarono convinti che il sultano avesse accettato la loro sovranità, mentre il sultano si convinse di aver firmato in realtà un trattato tra parti uguali! E la storia non finisce qui: nel 1878 questo stesso sultanato firmò un accordo con il British Commercial Syndicate. Il problema? La versione inglese descriveva questo accordo come una cessione, la versione di Sulu come una locazione…

1889: potere o dovere, questo è il dilemma

Nel trattato di Uccialli del 1889 che sancì pace perpetua e amicizia tra Italia ed Etiopia, secondo l’articolo 17 della versione etiope il paese africano poteva trattare i suoi affari esteri con altre potenze o governi mediante l’aiuto del governo italiano. Questa versione in amarico si discosta da quella in italiano dove si legge che l’Etiopia aveva l’obbligo di delegare le sue relazioni estere allo stato italiano, non la possibilità. Conseguenza diretta: questa formulazione fece dell’Etiopia un protettorato italiano. Conseguenza indiretta: la prima guerra italo-etiopica.

1967: un errore che accontenta tutti, o quasi

Alcuni errori di traduzione legale sembrano essere fatti apposta per accontentare tutti. È il caso della risoluzione 242 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, passata nel 1967 dopo la guerra dei sei giorni tra Israele ed Egitto. Se la versione in inglese è stata pensata per soddisfare gli interessi di Stati Uniti e Inghilterra parlando di un ritiro israeliano «dai territori occupati», la versione francese risulta molto più restrittiva e in linea con le opinioni del generale de Gaulle: si parla di un ritiro «dai territori occupati durante il recente conflitto».

1945: e boom!

Esistono errori di traduzione passabili, errori di traduzione gravi e… errori di traduzione catastrofici. Alla fine di luglio del 1945 gli Alleati inviarono un ultimatum al Giappone. La risposta giapponese conteneva l’espressione polisemica mokatsu che può significare «pensare», ma anche «rifiutare» o «ignorare». Con l’intenzione di prendere tempo, il primo ministro giapponese usò mokatsu col senso di «pensare». Tuttavia, il traduttore rese il termine come «rifiutare». Il risultato?  Hiroshima e Nagasaki.

1991: un passato troppo presente

Da una bomba a un’altra (per finire su una nota più leggera): Antónia Bálint, nominata Miss Ungheria nel 1991, perse il titolo qualche tempo dopo quando rispuntarono alcune sue vecchie foto di nudo in varie pubblicazioni. La giustizia la riabilitò nel 1997, con tanto di interessi e risarcimento per danni. Infatti, l’anno in cui Antónia vinse, nel regolamento originale in inglese era stato introdotto il divieto di pubblicare foto di nudo nel presente e nel futuro. La traduzione, invece, aggiunse il riferimento al passato…

Traduzione in italiano: Alessia Benincasa

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