Anaïs Duchet e la traduzione audiovisiva: i retroscena del sottotitolaggio di serie

Scopriamo l’esperienza di una traduttrice nel settore del sottotitolaggio, un settore sempre più importante dei media, del cinema, delle serie tv.

Figlia di inglesi cinefili, Anaïs Duchet è cresciuta tra lingue straniere e film in versione originale. Affascinata dal modo in cui venivano tradotti i film e le serie, ha deciso di convertire la passione per la traduzione audiovisiva nel suo mestiere. Intraprende gli studi in traduzione inglese e italiana e successivamente si specializza in Traduzione e Adattamento Cinematografico all’università di Lille III. Fino ad oggi, la ragazza ha tradotto e realizzato il sottotitolaggio di una decina di lungometraggi e serie tra cui la famosa The Walking Dead o The Impossible, ideata da Juan Antonio Bayona.

Appassionata del suo mestiere, è anche membro dell’Associazione traduttori-adattatori audiovisivi (ATAA) in cui difende il lavoro di qualità e la valorizzazione della sua professione che, sfortunatamente, è poco riconosciuta.

In questa intervista, questa specialista del sottotitolaggio ci parla della sua esperienza come traduttrice di serie tv e in particolare del fenomeno dei fansubbers (Fansub è una contrazione derivante dall’inglese «fan» e «subtitles»).            I fansubber sono dunque dei fan di serie TV che traducono illegalmente per fornire al pubblico gli episodi quasi in contemporanea con la loro uscita negli USA.

Al giorno d’oggi, assistiamo a una passione quasi mondiale per le serie tv. Impazienti, molti fan si accontentano dei sottotitoli realizzati dai fansubbers. Secondo lei, quali sono gli errori più frequenti commessi da questi ultimi?

Il problema è che vogliono tradurre tutto. Lo scopo di un sottotitolo non è di trascrivere tutto ma di adattare la traduzione e fare delle scelte. Quando si vuole spiegare tutto, il sottotitolo invade lo schermo e lo spettatore non gode più dell’immagine. Il traduttore deve accompagnare l’opera in maniera discreta e rispettare il più possibile le intenzioni originali.

Il secondo errore è che lavorano in tanti su un episodio in 24 ore. Di conseguenza, non c’è armonia, né coerenza di stile. Noi a volte lavoriamo in due su una serie ma ognuno si occupa di un episodio in alternanza e poi rilegge il tutto. In questo momento, sto lavorando sulla serie The Walking Dead insieme ad un’altra traduttrice. Io traduco gli episodi pari, lei quelli dispari. Poi, rileggiamo l’una i sottotitoli dell’altra per uniformare i termini ricorrenti, scegliere se utilizzare la forma del “tu” piuttosto che quella del “voi” tra i personaggi… Creiamo una bibbia, come nella traduzione letteraria, per le sceneggiature.

Inoltre, dato che molti sono giovani appassionati della cultura americana o anglofona, sono troppo attaccati ai termini originali. Quando si traduce, bisogna saper rinunciare. Sento troppo spesso: «questa frase non ha un equivalente in francese, perciò la lasciamo in inglese». Questa pigrizia significa non saper tradurre. Quando si è traduttore, bisogna saper gestire concetti o idee che sembrano intraducibili.

Che impatto ha questo fenomeno sulla sua professione?

I fansubbers non fanno concorrenza ai professionisti. Loro non vogliono vendere il loro lavoro agli studi di sottotitolaggio e alle emittenti. Il lato negativo è che la gente si abitua alla pessima qualità e, di conseguenza, non possiamo far valere le nostre competenze e il nostro lavoro di traduttori che ha bisogno di tempo e di essere ben retribuito.

Al contrario, questo fenomeno ha fatto sì che le emittenti si dessero una mossa. In Francia, le emittenti trasmettevano le serie molto in ritardo. Hanno perciò messo in atto dei sistemi di trasmissione, US+24. Ciò non significa che traduciamo in 24 ore. Sono degli accordi stipulati con i distributori delle serie. Gli studi ricevono i video con tre settimane di anticipo. Ciò ci permette di avere il tempo di perfezionare il testo e offrire allo spettatore la serie sottotitolata il giorno successivo all’uscita negli Stati Uniti. Inoltre, per “lottare” contro il fansubbing, trovo che sia una buona soluzione dato che la principale scusa adott dai fansubbers è che le serie arrivano troppo tardi in Francia ed è per questo che decidono di farsi carico dei sottotitoli.

Lo scopo di un sottotitolo non è di trascrivere tutto, ma di adattare la traduzione e fare delle scelte.

Quando traduce serie come Agents of S.H.I.E.L.D., come traduce i termini di quell’universo immaginario?

Molto spesso, per quanto riguarda gli universi Marvel, seguiamo la linea dei film, perché prendiamo in considerazione il fatto che le persone guarderanno la serie conoscendo già l’universo che sono andati a vedere al cinema. E, soprattutto, ci sono molti legami tra i due. Si possono trovare riferimenti a uno dei film, a un personaggio della serie e viceversa. In generale, ci conformiamo alle scelte fatte dagli autori e dai sottotitolatori. Ad esempio, per la traduzione dell’acronimo SHIELD: in inglese sta per Strategic Homeland Intervention Enforcement Logistics Division, mentre in francese, abbiamo ripreso la traduzione adottata dagli autori dei sottotitoli del film Avengers di Thomas Murat, ossia Stratégie Habileté Intervention Exécution et Logistique Défensive.

Il fansubbing è stato il motivo dell’inizio della vostra attività nell’Associazione dei traduttori-adattatori audiovisivi?

No, il fansubbing è nato un po’ dopo la creazione dell’ATAA, ma è un argomento su cui abbiamo cominciato a discutere molto presto. Ma, sfortunatamente, non possiamo realmente lottare contro questo fenomeno. Si tratta infatti di siti che si sviluppano all’estero e vengono aperti sotto nomi di dominio .eu, perciò è molto difficile farli chiudere. Per quanto ci riguarda, lottiamo contro il fansubbing cercando di sensibilizzare il pubblico sulle differenze tra i due servizi e valorizzare la traduzione audiovisiva professionale.

Essere pigri significa non saper tradurre. Quando si è traduttore, bisogna sapere come far fronte a concetti o idee che sembrano intraducibili.

Come vedete il futuro dei traduttori specializzati nel campo del sottotitolaggio di serie tv?

Di solito sono piuttosto ottimista perciò voglio restare tale. In Francia vengono diffuse sempre più serie. C’è molto più lavoro rispetto al passato, ma bisogna fare attenzione alle condizioni in cui si svolge. Primo, con la massificazione, c’è sempre il pericolo dell’abbassamento dei prezzi. Secondo, c’è il problema del volume che potrebbe nuocere alla qualità. Infatti, se non si passa abbastanza tempo su una traduzione, questa non potrà essere sufficientemente perfezionata. E, per avere del tempo, il traduttore ha bisogno di essere ben pagato per il progetto per non doversi impegnare in tanti altri progetti e arrivare la sera a pezzi.

Per quanto riguarda i fansubbers, con l’arrivo dell’US+24, alcuni di loro hanno smesso di fare sottotitoli per le serie. Purtroppo, il loro scopo non è di incoraggiare l’offerta legale del sottotitolaggio ma piuttosto di piratare i sottotitoli realizzati dai professionisti e poi metterli su internet. Perciò, non si scomodano neanche più a fare i sottotitoli, li rubano! Anche io ho trovato alcuni dei miei sottotitoli su internet e, anche se sono dei pirati, per lo meno non sono traduttori e non commettono più errori di sottotitolaggio. Per emarginare il fansubbing, è necessario che le persone si rivolgano all’offerta legale. Sarà a pagamento, certo, ma è l’unico modo per avere un servizio di qualità. È come lo streaming legale comparato con quello illegale. Adesso, con Deezer, le persone accettano di spendere 10 euro al mese per avere una libreria musicale illimitata.

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